Per conoscere Jacqueline e il suo progetto sulla Mediazione vi invito ad entrare nel link indicato …
Questa è la foto di un giorno del cammino di Santiago del 2010.
Mi è molto cara perchè ricorda la fedeltà ad un progetto, la fatica, la necessità della fiducia in ciò che non si vede ancora, la custodia che ciascuna di noi tre amiche rappresenta per l’altra, la certezza della promessa….
Il mediatore è un compagno di viaggio che accompagna e custodisce.
Gli insegnamenti dei corsi di studio del primo anno accademico Ped hanno risposto al mio desiderio di sapere e al desiderio di partire dalla mia esperienza e ritornarvi arricchita, per guardarla alla luce delle nuove conoscenze e della riflessione sollecitata da queste.
Gli apporti di Etica, Sociologia, Educazione degli adulti, Prevenzione Educativa, Tecnologie dell’educatore, Antropologia filosofica…sono stati interessantissimi!
Ancora provo intima gioia se penso a tutti i momenti in cui, durante una lezione, mi si illuminava lo sguardo interiore perché una frase, un concetto, creavano una nuova connessione con la mia esperienza di vita e con la pratica della mediazione del conflitto, in particolare, ma anche con la Consulenza familiare.
Faccio parte dell’ Associazione per la Mediazione ” La Voce”, la quale si propone soprattutto di:
- diffondere la conoscenza e la pratica della mediazione del conflitto con stage di sensibilizzazione che raggiungano persone, gruppi, organizzazioni e istituzioni del territorio: scuole, aziende, amministrazioni comunali, Asl, gruppi famiglie, …
- offrire uno sportello di mediazione a cui i singoli possono accedere per richiedere ed avviare una mediazione.
La pratica della mediazione, come è stata concepita e viene attuata nell’Associazione La Voce, ha come obiettivo l’offerta di uno spazio ed un tempo in cui due o più persone, coinvolte in un fatto sfociato in conflitto acuto o in conflittualità quotidiana, possono incontrarsi e dare voce alla loro verità davanti ad altre tre persone, i mediatori, custodi dell’incontro.
Il racconto parte da due interpretazioni solitamente molto diverse del fatto, da vissuti personali che testimoniano il modo di ciascuno di percepire e rappresentarsi l’accaduto.
I conflitti sono quelli che si presentano nelle relazioni interpersonali della vita quotidiana: nella coppia, tra genitori e figli, nei rapporti di amicizia, di prossimità e vicinanza, nella scuola, nel quartiere, …
Significa, invece, creare un luogo di apertura, di dialogo, di condivisione,di scambio in cui ognuno possa prendere in carico sè stesso, si apra alla possibilità di un’attenuazione e di una risoluzione dei propri problemi in un clima di solidarietà.
La mediazione permette di superare lo spirito individualista, tipico della nostra epoca, per scoprire un’appartenenza attiva alla collettività”.
| — | J. MORINEAU, Lo spirito della mediazione, Franco Angeli, Milano, 2000 |
Si trova a Parigi.
E’ il centro di mediazione e di formazione fondato da Jacqueline Morineau.
Nel 1984 il procuratore della repubblica ha deciso di creare la prima esperienza di mediazione penale in Francia, alla Procura della Repubblica di Parigi.
La mediazione è iniziata in via sperimentale con reclami per casi di violenza fisica o verbale, particolarmente nei conflitti interpersonali.
Molto rapidamente la mediazione si impose e permise di trasformare e risolvere numerose situazioni potenzialmente pericolose.
Le statistiche dicono che nel 70% dei casi, il ricorso giudiziario non è proseguito per rinuncia della vittima/e, a seguito dell’accordo concluso al termine della mediazione.
In quasi trent’anni di mediazione penale, il C.M.F.M. ha fatto migliaia di mediazioni ed ha assistito ad un’evoluzione, allargando il campo di intervento dagli adulti ai minori nell’ambito delle Misure di Riparazione. Contemporaneamente ha sviluppato la formazione alla mediazione, che si è aperta alla famiglia, alla scuola, alle imprese, al sociale…
Ascoltare, niente di straordinario ! ?
Desidero farvi ascoltare questa canzone di Jovanotti.
Predisponetevi all’ascolto.
Vi invito a trovare una posizione comoda, a chiudere gli occhi, respirare profondamente e accogliere la musica, le parole, le sensazioni e quanto si presenta a voi così come arriva.
Al termine rimanete in contatto con quanto avete sentito…ascoltato non solo con l’orecchio.
” Io sento…” è il primo strumento del mediatore
Ora, dopo aver fatto l’ esercizio, io sento di avere tante possibilità in questo grande disegno della vita!
Il combattimento di Giacobbe con l’angelo, 1853-61, Eugene DELACROIX, Chapelle des Anges, Eglise de Saint-Sulpice, Paris
Se non c’è un limite, non ci sono la possibilità e il desiderio che muovono ad uscire da sè per incontrare l’altro da noi.
E’ in questa uscita, nel passaggio della terra di mezzo, che la lotta (crisis) si concretizza nel corpo, nelle emozioni, nel flusso dei pensieri, nelle azioni quotidiane.
Il combattimento di Giacobbe con l’angelo, (1853-61, Eugène Delacroix, Chapelle des Anges, Eglise Saint-Sulpice, Paris) è metafora della lotta, del faccia a faccia con sè e con l’altro, anche con l’Altro invisibile, il divino che vorremmo incontrare e sfidare.
E’ desiderare il faccia a faccia per ottenere il riconoscimento.
L’angelo accoglie la lotta, consente l’incontro al termine del quale darà il nome a Giacobbe (Israele), al quale rimarrà l’anca claudicante come segno dell’aver osato sfidare Dio.
Questo è il cambiamento, lasciare il vecchio per il nuovo, osare uscire dalla propria ragione per accettare quella dell’altro, accettare la propria finitezza, riconoscersi creature, lasciare la certezza per un nuovo orizzonte.
Nella vita di tutti i giorni la mediazione ha a che fare con me e con ciascuno di noi; è il fare i conti con quello che sta dietro la manifestazione della vita che, paradossalmente, si esprime anche sotto forma di un conflitto.
I miei, i nostri conflitti quotidiani, non assumono il linguaggio biblico, o quello filosofico, nè i contorni mitici della tragedia greca, nè si esprimono con immagini metaforiche: sono spesso forme banali e poco edificanti di disagio, lite, insofferenza, incoerenza, prevaricazione, rifiuto, malattia, potere…
Ma dentro ad ogni vita così incarnata e insignificante vi è l’originario anelito alla grandezza dell’essere, ai valori : vita, morte, separazione, libertà, verità, giustizia, bellezza…
Domani la mia mattinata prevede un appuntamento molto importante: il terzo ed ultimo incontro dello stage di sensibilizzazione alla mediazione con un gruppo di 15 persone che operano in istituzioni e amministrazioni del territorio, in maggioranza assistenti sociali.
Cos’è la sensibilizzazione?
E’ una “maratona” di sedici ore in due giorni di formazione, in cui due formatori cercano di raccontare e accompagnare i presenti dentro l’esperienza della mediazione in cui credono e perciò te la vogliono passare come un’opportunità di vita buona che per loro è valida.
Il primo giorno vengono accolte le persone, ci si presenta e ci si conosce, si espone il programma, si fa una breve esposizione teorica della mediazione: l’origine, cos’è, la mission, a cosa si ispira…
In un secondo momento si propone “ il gioco dell’oggetto” che ha l’obiettivo di introdurre e coinvolgere i presenti nell’esperienza di fare spazio al silenzio e all’ascolto.
L’ascolto, come ho scritto in un precedente post, è fondamentale per il mediatore…per tutti!
Quando tacciono le parole parlano il corpo e la mente…
Parlano i pensieri, i giudizi, le convinzioni, le emozioni, le sensazioni fisiche…
Possiamo ascoltarli e sentire come stiamo. Poi possiamo andare ancora più in profondità e fare il silenzio anche dei pensieri e sempre più il vuoto…
Nel silenzio “io sento….” qualcosa di me ma anche dell’altro, che passa attraverso il non verbale.
A questo punto si entra nel vivo dell’esperienza di avvicinamento alla mediazione: i partecipanti sono guidati a lasciare la mente, il giudizio, la preparazione tecnica, il ruolo, la forma, il linguaggio…per fare il vuoto ed essere specchio pulito affinando la capacità di ascolto profondo dell’altro.
Avete presente quando durante le lezioni di laboratorio abbiamo fatto esercizi di ascolto dell’altro a coppie, senza parlare, mentre questo pensava qualcosa che noi naturalmente non potevamo sapere.
O durante le costellazioni quando attraverso il corpo si esprime lo stato interiore che si prova in una certa posizione o con certe persone.
Nel gioco dell’oggetto ciascuno sperimenta l’essere ascoltato- specchiato da due specchi che gli riflettono ciò che ricevono (“io sento fatica”, “io sento ammirazione”, “io sento bisogno di calore”) e l’essere ascoltatore – specchio che riflette brevemente il sentito.
Questo esercizio è l’allenamento fondamentale per il mediatore: quando si trova nella vera mediazione davanti alle persone che portano il conflitto è necessario che sia lì per loro, per aiutarli a costruire un ponte, il loro, non uno che può avere in testa lui. Per farlo deve essere accogliente, aperto, senza pregiudizi, senza obiettivi, se non l’intenzione di essere lì con-per, a sentire e rispecchiare dando parola al non detto, all’indicibile, ma che urla dentro.
Questo è il riconoscimento che apre alla fiducia, al sentire che ci si può aprire all’altro e ci si può fidare…
A quel punto i mediatori ( solitamente tre ) accompagnano dai fatti che hanno portato al conflitto, ai sentimenti, e quindi dai sentimenti ai valori che sono stati traditi, feriti, violati e possono trovare espressione: il dialogo si costruisce lentamente, si scoprono ragioni nascoste e letture diverse che hanno costruito muri …
Un mattone alla volta, nella libertà, fin dove si sente che è possibile, si abbassano le difese, si conosce il motivo dell’altro, si lancia una corda, si trova una chiave…
Il mediatore è il canale e il testimone di quanto si va delineando: lo spirito della mediazione ogni volta rende l’incontro unico per le due persone che portano il conflitto e per i mediatori.
I mediatori “spariscono”, spazio e tempo si dilatano, si esprime la verità delle persone, si può abbassare la maschera.
Un ordine si ricompone, si risale e si ricontattano i contorni della realtà che sembrano già un po’ diversi…
……….Domattina si farà esperienza di una mediazione simulata, a meno che due persone del gruppo non abbiano un reale contenzioso che le riguarda, un conflitto.
Una persona comunque porta un fatto non risolto che desidera mediare e un altro componente del gruppo si presterà ad interpretare la parte della persona coinvolta (potrebbe essere il marito, un collega, la vicina, il professore, …).
Le persone che vivono un conflitto sono tanto coinvolte nei fatti, nelle emozioni e nelle loro ragioni, che i loro vissuti emotivi invadono ogni dimensione personale, sino ad esserne accecate e a non poter vedere soluzioni nè vie d’uscita dal dramma.
I mediatori sono lì in mezzo, tifano per le parti, pro-gettano insieme ponti per passare da un mondo all’altro, da una dimensione all’altra…dalla solitudine all’incontro.

